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Vietnam, lo sviluppo e gli scambi commerciali (in aumento) con l’Italia



Fiumi di motorini che riempiono le strade, l’aroma del caffè addolcito dal latte condensato, cappelli conici colorati di bambù, il verde acceso dei terrazzamenti della coltivazione del riso. Sono queste alcune delle cose che più contraddistinguono il Vietnam, un Paese che negli ultimi anni sta vivendo un forte sviluppo economico. Uscito da anni di occupazioni e conflitti, gode ad oggi di una robusta crescita economica attirando molti investimenti soprattutto nel settore manifatturiero (tra le eccellenze del Paese che risente però della produzione di massa) e si sta sviluppando anche nell’automotive (ad esempio di Vinfast, casa automobilistica vietnamita fondata nel 2017 ad Hanoi), nella produzione di beni di consumo: mobili, calzature, abbigliamento, giocattoli, oltre a essere il più grande esportatore mondiale di caffè (qualità Robusta), secondo solo al Brasile.


«Il Vietnam è un grande esportatore anche di riso, frutti di mare, pesce, tè, frutta» ha spiegato Pham Van Hong, presidente della Camera di Commercio Italia Vietnam. Uno sviluppo facilitato «da una situazione politica stabile, ma fondamentale è stata anche la revoca nel 1994, dell’embargo commerciale statunitense contro il Vietnam grazie al presidente Bill Clinton — ha aggiunto Pham Van Hong —. In quel momento il governo vietnamita si è accorto che il regime era un sistema vecchio che non poteva portare crescita al Paese». Si è iniziato dunque a parlare di «Doi Moi», riforme economiche implementate in Vietnam a partire dal 1986, con l’obiettivo di creare una “economia socialista orientata al mercato”.


I suoi rapporti commerciali con l’Italia aumentano di anno in anno. L’Italia è il quarto partner commerciale del Vietnam tra i Paesi Ue, mentre il Vietnam è l’11° mercato di destinazione dell’export in Asia-Pacifico. Secondo le statistiche doganali del Vietnam, le esportazioni italiane verso il Paese nel 2021 hanno raggiunto un valore pari a 1,72 miliardi di dollari, in aumento del 14% rispetto al 2020. Nel ‘22 questa cifra è salita a 1,78 miliardi, in aumento del 3,6 %, mentre nel ‘23 il fatturato delle esportazioni ha segnato 1,6 miliardi di dollari. «E si stima una crescita anche nel 2024». Ma un dettaglio genera delle riflessioni: «A parità di qualità, il Vietnam importa meno prodotti italiani rispetto a quelli tedeschi che sono anche più cari. Più di vent'anni fa i tedeschi hanno saputo investire nell’educazione, nell’Università dando possibilità ai vietnamiti di andare in Germania a studiare. Ragazzi che, rientrati nel Paese di origine, diventati anche manager e politici, hanno preferito mantenere legami con il Paese che li ha accolti. Un altro aspetto è la capacità della Germania a lavorare in squadra. In Italia c’è molto individualismo» ha sottolineato il presidente della Camera di Commercio .


Abbigliamento, calzature, materiale elettrico e articoli per la casa sono i prodotti più importati dall’Italia mentre macchinari industriali, prodotti chimici, farmaceutici, alimentari e strumenti di precisione sono quelli che importiamo noi dal Vietnam. Sono oltre 100 le aziende italiane presenti da diversi anni nel Paese. «Molte di loro sono nel settore dell’energia pulita, nella meccanica, nell’agricoltura di precisione e nella finanza. Tra loro Piaggio, Ariston, Lavazza, Ferrero, Versace, Bonfioli, Datalogic».


Gli scambi tra Hanoi e Unione europea sono stati incoraggiati anche dalla ratifica dell’Accordo di libero scambio tra UE e Vietnam «raggiunto dopo cinque anni di negoziazioni». Entrato in vigore dal primo agosto 2020, tra i più grandi vantaggi che ha generato ci sono «la riduzione delle tariffe doganali, un miglior accesso al mercato, un livello di burocrazia semplificata e una maggiore protezione dei diritti sulla proprietà intellettuale». Ma a proposito di proprietà intellettuale, passeggiando per le strade vietnamite non mancano negozi dove si possono acquistare prodotti contraffatti dei principali brand di moda e linee sportive: da Gucci a Chanel, da The North Face a Patagonia. «Molti prodotti contraffatti entrano purtroppo nel Paese— ha concluso Pham Van Hong —. Dipartimenti anticontraffazione, Guardia di finanza cercano di contrastare il problema ma servirebbe il supporto diretto di tutti i brand per verificare e segnalare».


Fonte: Emily Capozucca di Corriere della Sera



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